Articolo Pubblicato su “Viversani e Belli” del 20/01/2017.

Quali sono i primi passi e le prime domande da porsi quando si ha un’idea di impresa, ma poca esperienza e soprattutto pochi soldi?

La situazione “idea di impresa” –“pochi soldi” è sicuramente la più diffusa, soprattutto se parliamo di imprenditorialità giovanile, quindi non c’è da preoccuparsi

Gli step da seguire dipendono da un numero di variabili, tra cui il tipo di attività (innovativa o tradizionale?). Volendo dare una indicazione di massima, i primi step sono:

  1. Analisi del mercato e dei competitor: esistono servizi o prodotto simili alla nostra idea di business?
  2. Trovare un team di lavoro con competenze trasversali e con cui c’è sintonia e una visione condivisa. Il team è senza dubbio l’aspetto più importante per una nuova attività di business.
  3. Verificare che esista un modello di business sostenibile: capire se i potenziali clienti sono disposti a pagare per il prodotto / servizio offerto, se i ricavi coprono i costi di esercizio e quantificare gli investimenti necessari per l’avvio dell’attività di impresa.

Un primo suggerimento è non pensare ai finanziamenti e alla costituzione della società prima di conoscere il mercato, di chiarire il tipo di attività di vuole svolgere e di avere un team di lavoro.

Un altro consiglio è sfruttare tutte le occasioni di allargare il proprio network e di presentare la propria idea con imprenditori e professionisti per ricevere feedback e suggerimenti. La paura che l’idea “venga copiata” frena spesso l’aspirante imprenditore e limita di molto le possibilità di successo.

Infine suggerirei a chiunque abbia intenzione di avviare una propria attività di impresa la guida “Mettersi in proprio” del Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/ebook/norme-e-tributi/2016/ebook-mettersi-in-proprio-26102016/index.shtml)

Ci sono dei fondi, dei finanziamenti finalizzati all’apertura di nuove attività? A chi sono rivolti? Come si possono trovare le informazioni?

Il mondo dei finanziamenti alle imprese è estremamente vario: proviamo a dare una visione di massima e alcuni riferimenti.

Esistono numerose agevolazioni per le imprese e per l’apertura di nuove attività: si distinguono sulla base della pertinenza geografica (nazionali o regionali), del beneficiario (tutte le nuove imprese o solo le startup innovative, su cui torneremo dopo) e del tipo di finanziamento (equity, debito o fondo perduto).

Partendo dalle agevolazioni di nazionali e riconducibili al Ministero dello sviluppo economico, si può distinguere tra:

  • Microcredito e fondo di garanzia: le imprese costituite da non più di 5 anni con non più di 5 dipendenti, possono accedere all’agevolazione e ottenere una garanzia diretta (fino all’80% dell’importo del finanziamento) o una controgaranzia per un importo massimo di €25.000 (http://www.fondidigaranzia.it/microcredito.html).
  • finanza agevolata (prestiti a condizioni favorevoli):
    • SMART&START rivolto a startup innovative, offre un finanziamento agevolato a tasso zero fino al 70% delle spese (mutuo massimo di €1.050.000) che arriva all’80% nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, oppure nel caso in cui la start-up abbia una compagine costituita da giovani e/o donne o abbia tra i soci un dottore di ricerca che rientra dall’estero.. (http://www.smartstart.invitalia.it/site/smart/home.html)
    • SELFIEmployment, finanzia con prestiti a tasso zero l’avvio di piccole iniziative imprenditoriali, promosse da giovani NEET. Il Fondo è gestito da Invitalia nell’ambito del Programma Garanzia Giovani, sotto la supervisione del Ministero del Lavoro. Rivolto a Giovani fino a 29 anni, iscritti al programma Garanzia Giovani.

Altri fondi sono erogati a livello regionale e provinciale e variano pertanto di regione in regione e possono essere sia di finanza agevolata sia a fondo perduto. Tuttavia questi ultimi sono generalmente erogati a consuntivo (cioè dopo che le spese sono state sostenute e rendicontate) e coprono solo una parte delle spese complessive (indicativamente dal 50% all’80%).

  • Esempi di Finanziamenti a fondo perduto
    • Bando per startup innovative della Regione Emilia Romagna (chiuso il 30/09/2016 e che verosimilmente sarà riproposto in primavera 2017: per i nuovi progetti di imprese, copre i costi per i primi investimenti e l’avvio del business con un massimo di €100.000 per il 60% della spesa ritenuta ammissibile, che deve essere minimo di €50.000.

In rete si trovano numerose risorse relative alle agevolazioni per le imprese, senza voler essere esaustivo segnalo:

  • Il sito di Invitalia (http://www.invitalia.it/) l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del Ministero dell’Economia.
  • Il sito del ministero dello sviluppo economico: lo scorso anno è stato pubblicato il report “Agevolazioni per le imprese” (scaricabile qui: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/Handbook_Agevolazioni_Mise_per_le_imprese.pdf ) che raccoglie tutte le agevolazioni fruibili dalle imprese.

A livello regionale invece, per quanto riguarda la Regione Emilia Romagna, un’ottima fonte di informazioni sono i portali

  • FIRST di ASTER (http://first.aster.it/_aster_/bandi)
  • EmiliaRomagna Startup (http://www.emiliaromagnastartup.it/bandi).

Tuttavia il focus degli investimenti negli ultimi anni si è decisamente spostato sulle startup, cioè imprese aventi carattere innovativo e con un modello di business scalabile. Anche qui ci troviamo di fronte a numerose opzioni, semplificando:

  • bandi di carattere regionale e/o provinciale: che offrono un capitale minimo per l’avvio dell’attività imprenditoriale, solitamente da €2.000 a €10.000. Rimanendo nella mia “zona di competenza”, posso segnalare a titolo di esempio:
    • INCREDIBOL!: Progetto del Dipartimento Economia e Promozione della Città del Comune di Bologna, Incredibol! sostiene le professioni creative nascenti e le proposte di start-up e di sviluppo caratterizzate da innovatività (http://www.incredibol.net/). Offre contributi in denaro fino a 10.000 euro per avviare o consolidare la propria attività, ma anche servizi di formazione, consulenza e promozione.
    • EMILIA ROMAGNA STARTCUP (da poco conclusa l’edizione 2016) è un bando riservato ad idee imprenditoriali innovative e/o ad alto contenuto di conoscenza a startup già costituite nell’anno in corso; al vincitore è riconosciuto un premio in denaro di €1.000.
  • percorsi di accelerazione e incubazione: promossi da realtà che offrono un percorso di accompagnamento per la validazione dell’idea di impresa (incubazione) o di accompagnamento sul mercato (accelerazione). Offrono solitamente importi più consistenti (in ragione di €20.000 – €50.000) e un percorso di durata variabile orientativamente di 3 – 6 mesi. Non è insolito che gli acceleratori richiedano una opzione sul capitale sociale della startup solitamente dal 5% al 10%, ma hanno modelli di business differenti. Informazioni a riguardo degli incubatori e dei bandi aperti, possono essere trovate:
    • Sui siti degli acceleratori (per citarne solo alcuni):
      • WCAP, acceleratore di Telecom presente a Milano, Bologna, Roma e Catania
      • INNOVAMI (Imola) con cui collaboriamo da diversi anni, che offrono un percorso specifico per nuove idee di impresa (NIDI) ed un percorso di incubazione.
      • Luiss Enlabs (Roma), che sta attualmente promuovendo una call per startup operanti nel settore cyber security con CISCO.
    • Sui portali regionali (ancora una volta, su EmiliaRomagna Startup)
    • Su siti e riviste specializzate del settore (EconomyUp)
  • Bandi per settori specifici (“verticali”):
    • StartUp Initiative di Intesa San Paolo indirizzata a imprese sostenibili, nazionali e internazionali, con forte impatto sociale o ambientale, che abbiano l’obiettivo di risolvere problemi globali (Social Ventures).( https://gsvc2017-italy.startupcompete.co/) deadline 05/12/2016
    • Future Food: Call4Innovation promossa da Intesa San Paolo e Digital Magic nel settore food. 

Un altro strumento per il finanziamento di progetti di impresa e startup è il crowdfunding, letteralmente “raccolta fondi dalla folla”, basato su un meccanismo semplice: raccolta di piccole somme da un ampio gruppo di persone. Anche se il concetto di base è semplice, la realtà è piuttosto complessa e meriterebbe un articolo a parte. Mi limito a segnalare le tipologie di crowdfunding, i principali portali da consultare e i link in cui reperire informazioni:

  • Equity Crowdfunding: consente di raccogliere investimenti in cambio di quote della propria società; in Italia è stato introdotto solo dal 2012 e ad ottobre di quest’anno erano attive 17 portali autorizzati, con una raccolta media di €300.000 per 23 operazioni concluse con successo. Tra i portali segnaliamo Crowdfundme di Milano, con cui abbiamo di recente iniziato una collaborazione, e Next Equity.
  • Reward Based: consente di raccogliere investimenti in cambio di ricompense di vario genere (ad esempio prevendita del prodotto). Tra i portali i più conosciuti indichiamo Kickstarter, Indiegogo ed Eppela. Oltre a questi segnalo anche Idea Ginger (http://www.ideaginger.it) che ha come focus i progetti in Emilia Romagna.
  • Lending: consente di ottenere prestiti tra privati, tra le piattaforme segnaliamo: PRESTIAMOCI; TERZO VALORE (Finanziamenti a organizzazioni no profit); SMARTIKA e BORSA DEL CREDITO (Finanziamenti tra imprese).

Informazioni sul crowdfunding:

  • http://www.crowdfundingbuzz.it
  • http://www.osservatoriocrowdinvesting.it

A conclusione, vorrei mettere in evidenza che individuare le agevolazioni più adatte, completare il procedimento per la domande ed effettuare la (eventuale) rendicontazione dei costi sostenuti è di per sé un lavoro che richiede un ingente investimento in tempo e risorse. Per questo suggerisco di rivolgersi ad un professionista o ad una società specializzata in questo tipo di attività. Per le nostre startup ci rivolgiamo a Equity Agevolazioni (www.equityagevolazioni.it) per rimanere aggiornati sulle novità e darne evidenza nella nostra newsletter, mentre per operazioni di finanza agevolata, posso segnalare Warrant Group (www.warrantgroup.it).

Ci sono formule particolari o finanziamenti destinati a categorie particolari (donne, giovani, over 50 ecc). Quali sono, dove ci si può informare e come ci si accede?

Esistono numerose soluzioni per favorire l’imprenditorialità femminile, ancora troppo poco sviluppata purtroppo nel nostro Paese, e i giovani under 35.

Da un lato ci sono agevolazioni ad hoc, come l’iniziativa “Nuove imprese a tasso zero” promossa dal MISE che offre a nuove imprese dirette da Under35 e donne di accedere ad un mutuo a tasso zero (della durata massima di 8 anni, che può coprire fino al 75% delle spese totali )per finanziare progetti d’impresa con spese fino a 1,5 milioni di euro. Ricordiamo anche il già citato SELFIEmployment, che finanzia le iniziative imprenditoriali promosse da giovani NEET.

Dall’altro, condizioni favorevoli all’interno di bandi rivolti alle imprese, anche qui ripetiamo quanto visto in precedenza con il provvedimento SMART&START che prevede la copertura fino all’80% per start-up abbia una compagine costituita da giovani e/o donne (contro il 70% per le altre startup).

Per informazioni sulle agevolazioni disponibili per giovani Under35 e donne, ancora una volta rimandiamo alla sezione specifica del sito del MISE.

http://www.invitalia.it/site/new/home/chi-siamo/area-media/notizie-e-comunicati-stampa/regolamento-imprese-a-tasso-zero.html

Ci sono particolari “campi” (agricoltura, servizi, sociale, nuove tecnologie ecc) in cui oggi, conviene indirizzare la propria attività?

I trend riguardano soprattutto le nuove tecnologie, in particolare ciò che riguarda l’Intelligenza Artificiale (AI) Internet of Things (IoT), la Sicurezza informatica e Big Data. Un recente articolo del World Economic Forum (https://www.weforum.org ) ha indicato come tecnologie emergenti del 2016: batterie per l’energia generata da fonti rinnovabili, Intelligenza Artificiale (AI); materiali bidimensionali quali il grafene; blockchain; le automobili autoguidanti

Se guardiamo invece i settori in cui si concentrano le startup innovative in Italia, il rapporto di Infocamere di luglio 2016 indica che le startup italiane si concentrano preferibilmente sui servizi alle imprese e sulle attività di ricerca e sviluppo: le startup in ambito produzione e consulenza IT  rappresentano il 30% del totale, le attività in R&S il 15%, i servizi di informazione l’8%. A seguire il realizzazione di computer, beni elettronici e ottici (3,8%), costruzione di macchinari e strumentazioni (3,3%), produzione di apparecchiature elettriche (2,2%).

L’agricoltura sta diventando un’opportunità lavorativa proficua e che offre ampi margini di crescita e di innovazione e sempre di più si assiste alla nascita di imprese che applicano le nuove tecnologie nel settore. Inoltre, vi sono numerosi bandi e agevolazioni specifiche, a partire dai finanziamenti regionali ed europei.. Segnalo a tale proposito come fonte di informazione il sito della Coldiretti (http://giovanimpresa.coldiretti.it/pubblicazioni/fare-impresa/finanziamenti/). Esistono inoltre bandi e percorsi di accompagnamento di competenza regionale come ad esempio l’iniziativa di Legacoop Emilia Romagna Coopstartup Farmability: un progetto sperimentale per la creazione di start up innovative ad alto contenuto tecnologico e di conoscenza in forma cooperativa nel settore agroalimentare (http://www.coopstartup.it). Un altro esempio di bando per il settore agricolo è il premio Demetra, promosso da The European House – Ambrosetti, che si rivolge a progetti finalizzati allo sviluppo e al miglioramento delle performance della filiera agricola e della nutrizione italiana; (http://www.ambrosetti.eu/premio-demetra-form-iscrizione/): i progetti vincitori riceveranno un sostegno economico allo sviluppo dell’idea innovativa del valore di 10.000 Euro ciascuno e un percorso formativo.

Tipologia d’impresa

Esistono numerose opzioni per chi voglia avviare una attività imprenditoriale: partita iva individuale, società di persone, società di capitali, associazioni, cooperative, ecc.. La scelta della forma societaria è particolarmente importante e deve essere attentamente ponderata, prendendo in considerazione principalmente due fattori:

  • L’obiettivo dell’attività, quello che si indica come mission e vision dell’azienda: perché avviamo l’attività? è finalizzata a creare utili o no? Sarà necessario un investimento esterno? Dove vorremmo essere tra 5 anni?
  • La gestione amministrativa e operativa della società (governance): quanti soci saranno? Quali sono le aree di competenza e i poteri? Quale sarà il processo decisionale?

Inoltre restano da valutare gli aspetti contributivi legati alle diverse tipologie d’impresa.

La scelta della tipologia di impresa ha implicazioni importanti nel medio e lungo periodo: il consiglio è di rivolgersi ad un professionista, per valutare adeguatamente le opzioni disponibili.

Impresa Individuale.

L’avvio dell’attività di impresa individuale (apertura della partita IVA) può essere una opzione estremamente vantaggiosa che permette di ridurre al minimo i costi di gestione mentre si valida la propria idea di business e si comprende se possa valere la pena o meno costituire una società. Dal 1 gennaio 2016 l’entrata in vigore del regime forfettario prevede che le imprese individuali che rientrano nei requisiti per tale regime paghino solo una imposta sostitutiva calcolata su un reddito forfettariamente individuato:

  • aliquota al 5% per i primi 5 anni ;
  • aliquota al 15% dopo il 5° anno.

L’imposta sostitutiva è l’unica forma di imposizione fiscale sul reddito dei contribuenti nel regime forfetario e sostituisce l’IRPEF (ordinaria e addizionali) e l’IRAP; inoltre non si applica l’IVA alle fatture emesse, semplificando notevolmente la gestione amministrativa.

Per accedere al regime forfettario è necessario rispondere a determinati requisiti, per i quali rimandiamo ad articoli più specifici (https://www.forexinfo.it/Partite-IVA-tutte-le-novita-2016).

 

Srl SEMPLIFCATA: si apre con 1 euro. Come si fa? Dove ci si rivolge? Quali sono le spese accessorie? Vantaggi e svantaggi.

La Srl semplificata è una società di capitali con uno statuto standard integrabile ma non derogabile e che gode di alcune agevolazioni rispetto alla tradizionale società di capitali.

Innanzi tutto il capitale sociale è compreso fra €1 e €9.999, sottoscritto e interamente versato alla data della costituzione ed il versamento deve essere in denaro, non sono cioè ammessi conferimenti in natura (e.g. immobili) o con prestazione d’opera. Mi permetto un chiarimento forse superfluo, ma può essere utile: il capitale sociale versato è a disposizione della società per investimenti e spesa corrente, non sono risorse immobilizzate.

Tornando alla Srl semplificata, i vantaggi sono l’esenzione dall’onorario del notaio, che per l’atto costitutivo controlla i requisiti e deposita l’atto presso l’Ufficio del Registro Imprese tramite software ComUnica, senza spese per i diritti di segreteria e bollo.

Si pagano invece il diritto annuale alla Camera di Commercio, l’imposta di registro, la denuncia inizio attività e la tassa di concessione governativa di € 309,87 per i libri sociali. Infatti anche per le Srls, c’è l’obbligo di contabilità ordinaria, nonché di deposito del bilancio di esercizio presso il registro imprese e di tenuta dei libri sociali. Pertanto i costi amministrativi (il commercialista, per intenderci) sono del tutto analoghi a quelli sostenuti da una srl tradizionale e possono variare in funzione del volume di affari e del numero di dipendenti.

Per quanto riguarda i destinatari, chiunque (persone fisiche) può aprire una srl semplificata: l’articolo 9, commi 13-15-ter, del D.L. n. 76/2013 elimina il requisito dei 35 anni presente invece nella prima stesura della legge. Infine si sottolinea come la srl semplificata possa essere anche a socio unico.

 

Gli svantaggi della srl semplificata sono sostanzialmente due:

  1. Utilizzo di uno statuto standard che non può essere modificato e adeguato alla specificità aziendale
  2. Presentarsi a terzi, ad esempio un istituto di credito o un potenziale investitore, con un capitale sociale di €1 non è generalmente visto positivamente in termini di commitment del team.

 

La disciplina è complessa e pertanto si consiglia di approfondire l’argomento, rimandando alla norma e agli articoli pubblicati sull’argomento:

http://www.tasse-fisco.com/societa/srl-semplificata-apertura-giovani-costituzione-capitale-requisiti-cosa-come/10454/

 

Startup Innovativa

Sono società di capitali (srl, srls, spa) iscritte nella sezione speciale del registro imprese, introdotte nell’ordinamento italiano dal 2012 e che godono di particolari misure agevolative.

Andando con ordine, possono essere iscritte al registro delle startup innovative società di capitale, costituite anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, e che sono in possesso dei seguenti requisiti:

  • sono nuove o comunque hanno meno di 5 anni di attività;
  • hanno sede principale in Italia, o in altro Paese membro dell’Unione Europea o in Stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, purché abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • presentano un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro;
  • non distribuiscono utili;
  • hanno come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • non sono costituite da fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda;
  • infine, il contenuto innovativo dell’impresa è identificato con il possesso di almeno uno dei tre seguenti criteri:
  1. almeno il 15% del maggiore tra fatturato e costi annui è ascrivibile ad attività di ricerca e sviluppo;
  2. la forza lavoro complessiva è costituita per almeno 1/3 da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale;
  3. l’impresa è titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di programma per elaboratore originario registrato.

Le principali agevolazioni riguardano la riduzione dei costi di costituzione: non si applica bollo, diritti di segreteria e diritto annuale di iscrizione alla CCIAA (totale circa €450); è possibile accedere all’equity crowdfunding (di cui abbiamo parlato) e sono previste condizioni favorevoli per la retribuzione dei dipendenti. Inoltre le startup innovative offrono agevolazioni fiscali per chi investe nel capitale di rischio:

  • Per le persone fisiche che investono in startup innovative: detrazione IRPEF al 19% e 25% per startup sociali il 25% con un importo massimo detraibile per ciascun periodi di imposta 500,000Euro (detrazione massima 95.000). Dal 2017 la detrazione aumenterà al 30% con un importo massimo di 1 Milione di Euro.
  • Soggetti IRES: deduzione 20% di quanto investito (27% startup sociali), fino ad un massimo di 1,800,000 Euro. Deduzione che anche in questo caso aumenterà al 30% dal prossimo anno.

Infine dal 20 luglio 2016 è possibile costituire una startup innovativa senza ricorrere al notaio e risparmiando quindi l’onorario. In realtà sulla base della nostra esperienza (questa settimana abbiamo finito l’iter per la costituzione della prima startup innovativa senza notaio a Bologna) non è tutto oro quello che luccica: parte degli adempimenti di cui si faceva garante il notaio ricadono ora sui soci della società costituenda ed il processo con le Camere di Commercio sembra ancora in fase di rodaggio.

 

L’ASSOCIAZIONE

Avv. Luciano Barbuto

Come è stato messo in evidenza al recente Convegno #ItaliaNonProfit #Censimenti, svoltosi a Roma il 16 aprile 2014, (dati e interventi disponibili su http://censimentoindustriaeservizi.istat.it/istatcens/), il settore non profit ha mostrato un notevole sviluppo nel corso degli ultimi quindici anni, con un incremento rilevante della presenza di cooperative sociali e fondazioni, in un contesto comunque ancora oggi costituito principalmente dalle associazioni.

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L’associazione costituisce la forma più semplice con cui due o più persone possono cooperare per la realizzazione di un scopo comune.

A differenza di quanto accade in una società, lo scopo che gli associati perseguono ha natura ideale e non lucrativa (si pensi, ad esempio, ad un’associazione culturale o sportiva). Ciò non significa che l’associazione non possa svolgere anche attività che comportano scambio di beni o servizi a fronte del pagamento di un prezzo da parte di terzi, ma i proventi di tali attività rimarranno vincolati alla realizzazione delle attività sociali e non potranno essere redistribuiti tra i soci. Naturalmente l’associazione potrà remunerare coloro che hanno prestato la propria attività lavorativa in favore della stessa e rimborsarne le spese.

Costituire un’associazione è relativamente facile: occorre redigere l’atto costitutivo, in cui i soci fondatori manifestano la volontà di dar vita all’associazione, e lo statuto, in cui sono indicati lo scopo e le regole di funzionamento di base, recarsi presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate per l’attribuzione del codice fiscale e la registrazione dello statuto, aprire un conto corrente per i pagamenti e gli accrediti.

Fin qui non è necessaria l’assistenza di un professionista ed i costi vivi da sostenere si aggirano attorno ai trecento euro.

Le associazioni si distinguono in due grandi categorie: le associazioni riconosciute e quelle non riconosciute. La principale differenza consiste nel diverso regime della responsabilità: mentre nelle associazioni non riconosciute il creditore dell’associazione può chiedere, ad esempio, il pagamento di una fattura tanto all’associazione quanto alla persona fisica che ha agito in nome e per conto della stessa, nelle associazioni riconosciute è aggredibile solo il patrimonio dell’ente. Il riconoscimento deve essere richiesto alla Prefettura per le associazioni che operano a livello nazionale o alla Regione per quelle che operano nelle materie attribuite alla competenza delle regioni.

Chi vuol dar vita ad un’associazione riconosciuta deve rivolgersi al notaio per la redazione dello statuto in forma di atto pubblico, quindi fare domanda di iscrizione nel registro delle associazioni riconosciute, cui sarà ammessa previa verifica del possesso di specifici requisiti a garanzia della solidità patrimoniale e della trasparenza dell’operato dell’associazione.

Il ricorso alla consulenza di professionisti e le spese vive da sostenersi fanno sì che il costo per la costituzione di una associazione riconosciuta possa anche superare il migliaio di euro. Maggiori dettagli sono reperibili all’indirizzo: http://www.notariato.it/it/associazioni.

Occorre, infine, ricordare che esistono diverse tipologie di associazioni cui sono dalla legge ricollegati benefici fiscali o ulteriori agevolazioni: si pensi alle ONLUS, alle Associazioni di Promozione Sociale, alle Organizzazioni di Volontariato. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito: http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/Terzo-settore-e-responsabilita-sociale-imprese/focus-on/Associazionismo-sociale/Pagine/default.aspx.

 

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LA COOPERATIVA: bastano 3 soci e 25 euro a testa. Come si avvia? Dove trovare informazioni. Che cosa occorre. Quanto costa? Vantaggi e svantaggi.

Per quanto riguarda le cooperative esse sono società caratterizzate dal c.d. scopo mutualistico, consistente nel fornire ai soci beni, servizi od occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose di quelle ottenibili sul mercato.

La finalità mutualistica non è incompatibile con la cessione di beni e servizi a terzi a fini di lucro, ma gli utili di esercizio saranno soggetti a particolari regole di destinazione (art. 2545-quater e art. 2514 del Codice Civile, art. 11 L. 59/1992).

In altri termini, la cooperativa si rivela la forma societaria più idonea laddove si intenda conseguire vantaggi diversi e ulteriori dalla sola remunerazione degli investimenti.

Ulteriori elementi caratterizzanti la cooperativa sono il principio democratico (una testa un voto, indipendentemente dall’ammontare della quota sociale versata), il principio della porta aperta (possibilità di ammissione di nuovi soci), il capitale variabile (non definito a priori, ma in base allo scopo che si intende raggiungere).

Per costituire una cooperativa sono sufficienti tre soci persone fisiche (nove se partecipano persone giuridiche come, ad es., altre società), le quali dovranno effettuare il versamento della quota sociale per l’importo minimo di € 25,00 (e fino ad un massimo di € 75.000,00). Il capitale versato definisce anche la responsabilità del singolo socio rispetto ai debiti della società (art. 2518 c.c.). Naturalmente, bisogna sempre ricordare che l’operatività in concreto della società è assicurata solo da risorse proprie sufficienti, indice della serietà dell’iniziativa economica posta in essere.

Sotto il profilo formale, occorre redigere l’atto costitutivo per atto pubblico con l’assistenza di un notaio, richiedere l’attribuzione della partita IVA, depositare l’atto costitutivo presso il Registro delle Imprese, effettuare la denuncia di inizio attività presso il REA (Repertorio Economico Amministrativo) della Camera di Commercio, iscrivere la cooperativa e i singoli soci lavoratori presso i competenti uffici INPS e INAIL.

Le imposte di registrazione degli atti ed il coinvolgimento nella fase di costituzione della società di figure professionali quali il notaio e il commercialista può comportare costi iniziali attorno ai 3.000 euro. Informazioni più dettagliate su costi e procedure possono essere rintracciate ai seguenti indirizzi internet:

http://www.farecooperativa.it; http://www.notariato.it/it/impresa/tipologie-di-società; http://www.rm.camcom.it/pagina101_registro-imprese.html.

 


Contributi

Ing. MBA Federico Strollo

Laureato in ingegneria Gestionale presso l’Università di Bologna (2004), con Master in Business Administration presso Cranfield Business School (UK) e la qualifica APMP – qualifica in Project Management rilasciata dall’Association for Project Management (APM), dal 2012 svolge attività di libero professionista collaborando con lo Studio di consulenza societaria e tributaria Maiese, con sede in Bologna, dove si occupa di valutazioni di aziende nell’ambito di fusioni e acquisizioni, valutazione di beni intangibili, sviluppo di Business Plan e Piani Finanziari per PMI e Startup. Svolge attività formativa con la Fondazione Alma Mater presso i campus dell’Università di Bologna sul tema dell’avvio dell’attività imprenditoriale. Nel 2012 ha creato il network Bologna Startup per supportare imprenditori e startup early stage a sviluppare il proprio business, organizzando ad oggi più di 70 eventi tra workshop e seminari, collaborando con Bologna Business School (BBS) e l’acceleratore WCAP di Bologna.

Contatti: info@federicostrollo.com, viale XII giugno 9/2 Bologna. www.federicostrollo.com.

Contatti Bologna Startup: info@bolognastartup.com

Dott. Giuseppe Maiese

Dottore Commercialista e Revisore Legale abilitato alla professione in data 31/03/2010 dopo aver svolto un tirocinio formativo presso lo Studio Maiese di Bologna e presso la società MAGI S.P.A. di Bologna con mansioni nel campo fiscale, contabile e direzionale. Collabora tuttora con entrambe le strutture fornendo consulenza societaria negli ambiti fiscale, civilistico e del diritto societario in genere. Ricopre inoltre il ruolo di amministratore delegato in società di capitali della provincia di Bologna.

Contatti: giuseppe@maiese.it, via Rubbiani 6/2 Bologna. www.maiese.it.

 

Avv. Luciano Barbuto

Laureato presso l’Università di Bologna nel 2003, si è specializzato in professioni legali presso la Scuola di specializzazione “E. REDENTI”, istituita presso l’Università di Bologna, svolgendo al contempo la pratica forense presso l’Avvocatura dello Stato di Bologna. Iscritto all’albo degli avvocati di Bologna dal gennaio 2007, ha conseguito nel 2008 il diploma di Master Universitario in Gestione della Proprietà Intellettuale presso Alma Graduate School (oggi Bologna Business School). Nel 2012 ha fondato lo Studio Legale BRB, oggi Studio Legale Resca Barbuto, assistendo privati, imprese ed enti in numerosi settori del diritto civile ed amministrativo.

Contatti: l.barbuto@studiolegalerescabarbuto.it – tel. 051.9921673 e 347-1330078 – Via Garofalo, n. 6, 40124 Bologna.